Il Foglio Giugno 2010

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GIUGNO 2010

Responsabilità

di P. Agostino Bartolini

Nella società umana, sia civile, sia religiosa, ed in ogni sua parte più piccola o grande che sia, ma tutte per natura sua sono importanti e insostituibili perché ciascuna di esse ha la sua specifica forma e finalità che tornano al bene di tutto l’organismo di cui fanno parte. Ogni singolo uomo ha il suo compito preciso e tutti insieme concorrono al benessere dell’intero organismo contribuendo al bene dei singoli stessei e di tutta la comunità sociale e religiosa.
Tutta l’attività della società civile e di quella religiosa sono chiamate alla contribuzione ed alla difesa, alla crescita, alla realizzazione, al perfezionamento materiale e spirituale dell’uomo affinché questi giunga a quel grado di crescita e di perfezione corrispondente al fine della sua creazione e redenzione.
Nella società, sotto qualsiasi aspetto la si consideri, non ci sono mansioni umili e di poco valore perché ogni singolo è chiamato a partecipare alla vita ed alla grazia che sono doni di Dio.
Ogni uomo pertanto, per parte sua, è responsabile di tutta la società ed è chiamato a contribuire alla sua stabilità, alla sua crescita, alla sua difesa, alla sua sicurezza ed alla sua salvezza.
Nessuno può esimersi da questa responsabilità, quindi non può, in coscienza, esimersi da mettere il atto quei mezzi e quei modi, in armonia con i suoi simili, che sono ritenuti e che realmente risultano utili ed idonei al conseguimento del fine.
Nessuno, quindi, può tirarsi indietro illudendosi di mettersi in pace con la scusa e col dire: “Lasciamo fare agli altri, lasciamo fare a chi ci sa fare, stiamo a vedere un po’ le cose come vanno, mi adatto a tutto”.
Nessuno può esimersi dalle proprie responsabilità e dai propri impegni nella società civile, nella chiesa, nella famiglia che dell’una e dell’altra è la gemella fondamentale.
Al fine di non esagerare in quanto stiamo dicendo, facciamo riferimento all’affermazione apostolica: “Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura e la natura del dono di Cristo. E’ Lui che ha stabilito alcuni come apostoli, alcuni come evangelisti, altri come pastori e maestri per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero al fine di edificare il corpo di Cristo, finchè arriviamo tutti all’unità della fede ed alla misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Viviamo secondo la verità nella carità. Cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di Lui che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben scompaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare sé stesso nella carità”. (Efesini 4, 7-16).
Almeno in un certo numero di casi l’uomo è portato, per proprio istinto, ad attribuire agli altri la causa, la responsabilità, la colpa di vari avvenimenti, di insuccessi, di fallimenti, di squilibri, di disgrazie di non realizzazioni e via dicendo.
L’uomo, ordinariamente, si dimostra per quello che è, cioè figlio di Adamo ed Eva, i quali, come ci riferisce il Libro della Genesi (3, 7-19), chiamati da Dio a rendere conto del proprio operato, cercano di giocare a scaricabarile, come si suol dire, ognuno nell’illusione un’attenuante alla propria colpa, cercando di passarsela a vicenda.
Dio conosce bene il pensiero ed il sentimento di ciascuno e li riporta alla realtà delle cose facendo riconoscere a ciascuno di essi la propria responsabilità e dando a ciascuno la giusta sanzione secondo la propria colpa.
Dio non abbandona mai l’uomo a sé stesso, prima o poi gli offre sempre un rimedio ed un mezzo di salvezza, ma questo modo di agire provvidenziale e misericordioso di Dio non toglie all’uomo la sua responsabilità ed il suo impegno come agli apostoli Gesù Cristo lo dice anche a ciascuno di noi: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho mandati perché portiate molto frutto ed il vostro frutto sia duraturo”.
Quali frutti ciascuno è chiamato ed invitato a produrre? Frutti di buone opere, di fede, di giustizia, di pace, di riconciliazione, di comprensione e di aiuto reciproco, di buon esempio, di sacrificio, d’’impegno, di preghiera, di reciproca difesa a compiere un cammino di perseveranza e di carità verso la salvezza.
Ogni uomo, ogni cittadino, ogni cristiano, senza esenzione alcuna, è chiamato a far risplendere in sé l’immagine e somiglianza di Dio, che è sapienza, potenza creatrice, ordine, armonia, provvidenza, giustizia, volontà di salvezza ed amore, perciò ogni singolo si assuma le proprie responsabilità e secondo le sue capacità e le sue possibilità, si sforzi di produrre buoni frutti a vantaggio di tutti, come è stato detto sopra.
Terminiamo questa nostra conversazione con una parabola evangelica che si applica a meraviglia a quanto stiamo dicendo: “Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna e venne a cercare i frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo! Perché deve sfruttare il terreno? Quegli rispose: padrone, lascialo ancora questo anno, finchè gli zappi intorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire, sennò lo taglierai”. (Luca 13, 1-9).

Nella società umana, sia civile, sia religiosa, ed in ogni sua parte più piccola o grande che sia, ma tutte per natura sua sono importanti e insostituibili perché ciascuna di esse ha la sua specifica forma e finalità che tornano al bene di tutto l’organismo di cui fanno parte. Ogni singolo uomo ha il suo compito preciso e tutti insieme concorrono al benessere dell’intero organismo contribuendo al bene dei singoli stessei e di tutta la comunità sociale e religiosa.Tutta l’attività della società civile e di quella religiosa sono chiamate alla contribuzione ed alla difesa, alla crescita, alla realizzazione, al perfezionamento materiale e spirituale dell’uomo affinché questi giunga a quel grado di crescita e di perfezione corrispondente al fine della sua creazione e redenzione.Nella società, sotto qualsiasi aspetto la si consideri, non ci sono mansioni umili e di poco valore perché ogni singolo è chiamato a partecipare alla vita ed alla grazia che sono doni di Dio.Ogni uomo pertanto, per parte sua, è responsabile di tutta la società ed è chiamato a contribuire alla sua stabilità, alla sua crescita, alla sua difesa, alla sua sicurezza ed alla sua salvezza.Nessuno può esimersi da questa responsabilità, quindi non può, in coscienza, esimersi da mettere il atto quei mezzi e quei modi, in armonia con i suoi simili, che sono ritenuti e che realmente risultano utili ed idonei al conseguimento del fine.Nessuno, quindi, può tirarsi indietro illudendosi di mettersi in pace con la scusa e col dire: “Lasciamo fare agli altri, lasciamo fare a chi ci sa fare, stiamo a vedere un po’ le cose come vanno, mi adatto a tutto”.Nessuno può esimersi dalle proprie responsabilità e dai propri impegni nella società civile, nella chiesa, nella famiglia che dell’una e dell’altra è la gemella fondamentale.Al fine di non esagerare in quanto stiamo dicendo, facciamo riferimento all’affermazione apostolica: “Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura e la natura del dono di Cristo. E’ Lui che ha stabilito alcuni come apostoli, alcuni come evangelisti, altri come pastori e maestri per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero al fine di edificare il corpo di Cristo, finchè arriviamo tutti all’unità della fede ed alla misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Viviamo secondo la verità nella carità. Cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di Lui che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben scompaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare sé stesso nella carità”. (Efesini 4, 7-16).Almeno in un certo numero di casi l’uomo è portato, per proprio istinto, ad attribuire agli altri la causa, la responsabilità, la colpa di vari avvenimenti, di insuccessi, di fallimenti, di squilibri, di disgrazie di non realizzazioni e via dicendo.L’uomo, ordinariamente, si dimostra per quello che è, cioè figlio di Adamo ed Eva, i quali, come ci riferisce il Libro della Genesi (3, 7-19), chiamati da Dio a rendere conto del proprio operato, cercano di giocare a scaricabarile, come si suol dire, ognuno nell’illusione un’attenuante alla propria colpa, cercando di passarsela a vicenda.Dio conosce bene il pensiero ed il sentimento di ciascuno e li riporta alla realtà delle cose facendo riconoscere a ciascuno di essi la propria responsabilità e dando a ciascuno la giusta sanzione secondo la propria colpa.Dio non abbandona mai l’uomo a sé stesso, prima o poi gli offre sempre un rimedio ed un mezzo di salvezza, ma questo modo di agire provvidenziale e misericordioso di Dio non toglie all’uomo la sua responsabilità ed il suo impegno come agli apostoli Gesù Cristo lo dice anche a ciascuno di noi: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho mandati perché portiate molto frutto ed il vostro frutto sia duraturo”. Quali frutti ciascuno è chiamato ed invitato a produrre? Frutti di buone opere, di fede, di giustizia, di pace, di riconciliazione, di comprensione e di aiuto reciproco, di buon esempio, di sacrificio, d’’impegno, di preghiera, di reciproca difesa a compiere un cammino di perseveranza e di carità verso la salvezza.Ogni uomo, ogni cittadino, ogni cristiano, senza esenzione alcuna, è chiamato a far risplendere in sé l’immagine e somiglianza di Dio, che è sapienza, potenza creatrice, ordine, armonia, provvidenza, giustizia, volontà di salvezza ed amore, perciò ogni singolo si assuma le proprie responsabilità e secondo le sue capacità e le sue possibilità, si sforzi di produrre buoni frutti a vantaggio di tutti, come è stato detto sopra.Terminiamo questa nostra conversazione con una parabola evangelica che si applica a meraviglia a quanto stiamo dicendo: “Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna e venne a cercare i frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo! Perché deve sfruttare il terreno? Quegli rispose: padrone, lascialo ancora questo anno, finchè gli zappi intorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire, sennò lo taglierai”. (Luca 13, 1-9).

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Aggiunto: 09/06/2010
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