Il Foglio Febbraio 2013

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FEBBRAIO 2013

L’importanza dell’ascolto

di P. Agostino Bartolini

L’uomo, per natura sua e per vocazione divina, in quanto essere intelligente e dotato di volontà, è chiamato ad andare sempre verso il più, verso il meglio, verso la perfezione, sia per quanto riguarda la sua cultura, sia per quanto riguarda la sua vita interiori, morale e spirituale e sia per quanto riguarda la sua attività esteriore sotto qualunque aspetto la si voglia considerare.

Per raggiungere questo scopo ha bisogno di comparazione, di confronto, ha bisogno di altri dai quali apprendere il meglio, con i quali confrontarsi, dai quali ricevere quegli aiuti di molteplice natura per la sua crescita armoniosa, per la sua realizzazione, per il suo perfezionamento.

L’uomo non può fare a meno degli altri!

In questo importante compito l’uomo deve rifarsi da una parte e da questa, come piattaforma di lancio, prendere le mosse per il suo cammino.

A mio avviso questo punto di partenza è l’assoluto. Tutti, o quasi tutti , parlano e nessuno ascolta. Eppure l’ascolto è il presupposto di ogni vero dialogo.

Ordinariamente gli uomini temono i rischi  connessi ad aprirsi sinceramente e chiaramente all’altro. Si fanno colloqui apparenti, ma questo sono un riflettersi su se stessi, in ripiegarsi in se per vedere soltanto ed apprezzare la propria realtà personale ed a questa condizionare l’altra realtà, vale a dire a tutti e tutto ciò che sta d’attorno.

Il colloquio apparente si risolte in un monologo; a il monologo favorisce l’ignoranza e l’indifferenza verso gli altri e spesso sfocia nella violenza e nel fanatismo.

L’uomo deve accettare una sfida, quella di capire l’altro per far capire se stesso al prossimo, al suo interlocutore.

I momenti di silenzio, di raccoglimento, di ascolto e di riflessione si stanno facendo sempre più rari e più brevi.

L’uomo moderno non sa più stare solo, ha paura dl silenzio. Nell’immensa solitudine interiore a cui la vita frenetica, il così detto progresso, costringono l’uomo e lo condizionano nel suo cammino verso la sua vera pace. L’uomo cerca, affannosamente e nervosamente, la folla e tenta di affogare il proprio sgomento immergendosi nei rumori di ogni sorta.

La vita quotidiana, per buona parte della società, è una geenna del rumore, una galleria del vento di pettegolezzi e di chiacchiere da nulla. L’uomo è diventato un’appendice del rumore, uno spazio del rumore.

Il venir meno del silenzio e della riflessione ha fatto si che anche la nostra capacità di ascolto sia finita con l’atrofizzarsi progressivamente. La nostra è una società in cui tutti, o quasi tutti, parlano e nessuno ascolta, o sono pochi quelli che ascoltano.

Non si ascolta, o perché si è perso l’allenamento a questo lavoro, o perché si teme di essere sommersi da numerosi messaggi che continuamente ci giungono da molte parti, oppure perché, credendoci autosufficienti, riteniamo inutile ciò che ci viene proposto e presentato di buono e di bello da parte di altri; o perché non si riesce più a distinguerlo, o perché si ha paura di incontrarci o di scontrarci con ciò, che pur essendo valido e conveniente, non si ha più la forza o il coraggio di accettarlo e portarlo avanti.

Eppure l’ascolto è uno strumento conoscitivo  di grande importanza, esso consente di essere aperti nei confronti del mondo e del prossimo. Un ascolto con la piena fioritura dei sensi, un ascolto non opacizzato, non affievolito o intorpidito è il presupposto di un vero dialogo, di ogni comunicazione piena. Se fossimo artisti dell’ascolto potremmo promuovere una diversa convivenza umana. Colui che si apre all’ascolto diventa esperto di dialogo costruttivo e non può essere né arrogante, né presuntuoso.

Chi si dispone ad ascoltare riconosce che l’altro può avere cose da comunicare che possono arricchirlo; l’ascolto inserisce in una dimensione di fiducia e di speranza. L’uomo è fortemente tentato al monologo, a considerare solamente sé stesso, a parlare di sé stesso, ad esprimersi in parole ed azioni secondo una sua personale valutazione egoistica.

Non ci si realizza, non ci si conosce se non attraverso la mediazione altrui; distruggendo il dialogo, che s’intende sempre franco e sincero, si distrugge sé stessi così sicuramente come si distrugge l’altro che cerca di capire e di farsi capire, che ascolta le ragioni di colui che ha di fronte.

Gli uomini sono stati creati sociali, cioè per vivere insieme, per completarsi a vicenda e per collaborare e camminare insieme verso la maturità e la salvezza.

Per mantenere in sintonia con nostro consueto modo di scrivere e di parlare, ritengo opportuno avvalorare e concludere questa conversazione citando un brano della Sacra Scrittura che ci riporta il dialogo del Signore col suo popolo che è invitato all’ascolto della sua parola di vita e di pace e a praticarla con fedeltà e con perseveranza.

“Ascolta Israele, e bada di mettere in pratica, perché tu sia felice e crescere di numero nel paese dove scorre latte e miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto. Ascolta Israele; il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti siano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come pendagli fra gli occhi, li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte”. (Deuteronomio 6, 3-9).

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1 Comment

  1. 6 Febbraio 2013 at 17:35

    […] Il Foglio Febbraio 2013 […]