L’incontro con Amata e fondazione de “La Famiglia”

1948 s.maria degli angeliLa vita di Padre Agostino subisce una svolta decisiva il 1 Gennaio 1948 quando, al Carmine di Firenze incontra una laica, Amata Cerretelli da Campi Bisenzio. Il Padre rimane molto colpito da questa anima candida, nel quale rivedeva il volto di Gesù sofferente. Durante la primavera e la prima parte dell’estate dell’anno 1948, Amata e Padre Agostino continuarono saltuariamente ad incontrarsi. Il 14 luglio del 1948 ci fu l’attentato a Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano; il popolo italiano si trovò in un momento veramente critico: ci fu uno sciopero generale, c’era il serio pericolo di insurrezione, vi era in molti un grave timore del peggio, si aveva paura a parlare apertamente dell’avvenimento.

Racconta Padre Agostino: «Nel pomeriggio di quel giorno avevo da andare da Firenze a Bagno a Ripoli; era tutto fermo, a fatica riuscii a convincere un garagista vicino a ponte alla Carraia a portarmi dove dovevo andare e a riportarmi poi al convento. Le strade erano deserte, e fu quella l’occasione che mi diede motivo di pensare a qualcosa di nuovo, all’instaurazione di un clima sociale e politico diverso da quello del momento, dell’immediato dopoguerra; un tentativo di persuadere gli uomini a bandire ogni arma, ogni forma di violenza e prepotenza, smettere la dannosa lotta di classe per giungere non allo scontro, ma ad un incontro di tutte le classi politiche, sociali ed economiche, ad un’unione di forze, di intenti e di mezzi su un piano di uguaglianza e di rispetto reciproco, per la costruzione integrale di una nazione e di popoli ancora lacerati e feriti dalle conseguenze del conflitto mondiale. Per fortuna o, per meglio dire, per grazia di Dio, la vittoria di Gino Bartali al Giro di Francia gettò tanta acqua sul fuoco, distogliendo l’attenzione e il sentimento popolare da una probabile guerra civile verso un più grande entusiasmo per lo sport. Delle mie idee e dei miei sentimenti feci consapevole Amata, la quale li condivise in pieno e ne rimase entusiasmata, perché, essa mi diceva, in questo nuovo ordine di cose da me pensato vedeva la realizzazione di una sua forte aspirazione, e vedeva realizzato il suo pensiero e spiegato tutto il suo patire. Nell’agosto 1948 andai in ferie presso la mia famiglia, che allora aveva l’abitazione all’asilo delle Salaiole; era l’abitazione del custode.

Vennero con me anche Amata e Carmen, che trovarono alloggio presso le suore carmelitane, che allora gestivano il suddetto asilo. La mattina celebravo la Messa nella cappella, poi ci intrattenevamo nel giardino, spesso all’ombra del bellissimo cedro che aveva piantato mio padre quando io ero ancora un ragazzo; lì si parlava, si esaminava la situazione attuale dell’Italia e del mondo, e si venne alla conclusione ed alla decisione di dare inizio, per quanto ci era possibile e con l’aiuto divino, ad un movimento sociale cristiano col nome “La Famiglia”, che aveva per punti principali il seguente programma:

1)      Riportare Dio nella mente e nel cuore dell’uomo.

2)      Riportare Dio nell’ambiente familiare.

3)      Riportare Dio nel mondo del lavoro ed in qualunque luogo e ambiente dove l’uomo si trova e svolge la sua attività.

4)      Riportare le classi sociali ad un incontro, ad una intesa, ad una programmazione, ad una collaborazione cosciente ed intelligente.

5)      Riportare gli uomini a far fronte comune contro ogni forma di violenza, di discriminazione, di emarginazione, per la pace e la sicurezza di tutti e di ciascuno.

6)      Promuovere la difesa della vita fin dal suo primo sbocciare, l’amore ai bambini, l’affetto e la premura fattiva per i malati, per gli infermi, per gli anziani, per coloro che sono privi di mezzi di difesa e di sussistenza

7)      Utilizzazione delle occasioni, dei mezzi e delle forme possibili per favorire l’incontro, l’intesa e la collaborazione fra gli uomini.

8)      Ridurre, dove, come e quando è possibile, la forma di aiuto assistenziale che non redime l’uomo, ma spesso lo lascia e lo aiuta a rimanere nella sua miseria. Aiutare l’uomo ad avere un posto di lavoro economicamente sicuro, moralmente sano ed aiutarlo ad avere la casa in proprio.

9)      Accoglienza, apertura e rispetto per tutti gli uomini senza differenza alcuna di fede politico o di credo religioso, di razza o di colore. Gli uomini appartengono tutti alla razza umana, perciò come tali sono tutti uguali, tutti con uguali diritti ed uguali doveri, tutti oggetto di stima, di comprensione, di affetto e di rispetto e di promozione sotto ogni aspetto della loro esistenza e manifestazione di essa.

10)  Riportare i cristiani al fervore della prima Pentecoste sull’esempio della comunità di Gerusalemme, dove tutti erano un cuore solo ed un’anima sola, e dove tutti si consideravano un’unica famiglia ed erano assidui all’ascolto della parola, alla preghiera comunitaria, alla frazione del pane, alla vita di insieme; condividevano provvidenza, gioie e dolori e si scambiavano, mediante il saluto con un bacio, il dono della pace, Cristo, che era nel loro cuore».