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Al convento della Castellina c’è una «Famiglia» speciale

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La comunità, che oggi ha sede sulle colline di Sesto, è attiva dal 1948

Articolo pubblicato su: Toscana Oggi del 26 Dicembre 2021

Due cammini diversi si incontrano nel percorso della vita, imboccando una strada comune, l’amore per il prossimo.
È il 1 gennaio 1948 presso il convento carmelitano di Santa Maria del Carmine a Firenze padre Agostino Bartolini nella sua attività di guida spirituale, fa la conoscenza di Amata Cerretelli che capisce come il mettersi al servizio degli altri sia l’unica risposta agli interrogativi posti dai propri tormenti.
Proposito che trova subito rifugio nella realtà. Il 21 dello stesso mese, infatti, sorge il progetto della comunità carmelitana «La Famiglia», che troverà attuazione nell’estate dello stesso anno. Dal 1969 vede la propria sistemazione definitiva presso il convento di S. Lucia alla Castellina, sulle colline di Quinto, nel Comune di Sesto Fiorentino.
«Io sono nato lì – esordisce padre Agostino Gelli, attualmente trasferito al convento di Santa Maria del Carmine di Pisa ma operante ancora a supporto dei due padri alla guida del convento della Castellina, Nicola Sozzi e Luca Sciarelli – ho visto crescere quel progetto giorno dopo giorno».
Il rapporto fra Amata e padre Bartolini proseguiva nell’intesa e nell’impegno verso la comunità sorta, nonostante i frequenti trasferimenti del priore presso altre sedi carmelitane, fino al 1969, data del definitivo risiedere presso il convento di Santa Lucia alla Castellina fino alla scomparsa avvenuta nel 2012.
La «Famiglia» facendo leva sui valori dei fondatori, punta a formare dei «figli» che, attraverso incontri programmati settimanali, si rivolgano alla preghiera, in un clima di aggregazione e fraternità verso i propri fratelli.
«Diciamo che l’impulso al sorgere di tale movimento – continua padre Gelli – fu l’attentato a Togliatti che seguiva una serie di conflitti sociali caratteristici del dopoguerra in Italia e nel mondo. Si avvertiva la necessità contribuire a seminare fra la gente un clima distensivo.
La sua evoluzione è stata continua, fino a diventare oggi un punto di riferimento della comunità carmelitana in Toscana». Si avvale dell’ausilio della «comunità secolare» organismo laico, composta da 60 elementi che partecipa agli incontri di crescita spirituale e di coordinamento delle varie attività.
Il profondo amore che padre Agostino nutriva per la gente, non poteva lasciarlo indifferente anche verso alcune passioni popolari. Come il ciclismo, che nell’immediato periodo post bellico per le persone, soprattutto le più umili, non rappresentava solo uno sport, ma una sorta di rivalsa sociale.
Immedesimarsi negli atleti a scalare le cime più ripide, la speranza che vince la miseria. Padre Agostino era vicino ai più deboli, si immedesimava nelle loro sofferenze, e li accompagnava nei sentieri più impervi della vita. «La squadra pratese Filotex di mio padre Edo Gelli, grande amico di Padre Agostino, già tifoso, lo fece avvicinare concretamente alle due ruote, divenendone poi guida spirituale».
Nel rispetto di tale tradizione nel 2007 viene inaugurato il centro spirituale del ciclismo presso il convento di S. Lucia a Castellina.
Tutti gli anni, l’ultima domenica di novembre viene organizzata la giornata del ciclismo dove vengono premiati i giovani talenti e ricordate le figure leggendarie di questo sport.
Amata Cerretelli ha seguito fino al giorno della sua morte l’esempio del priore; i suoi sforzi la fecero eleggere terziaria carmelitana. Si produsse per il bene degli altri, anche in condizioni fisiche avverse. Impegno riconosciuto dalla Chiesa che ha avviato nei suoi confronti un processo di beatificazione, la cui apertura è stata celebrata nella chiesa di S. Domenico a Prato il 13 dicembre di quest’anno, dal vescovo Giovanni Nerbini.
«Sono stati per me sia padre Agostino sia Amata – conclude padre Gelli – dei grandi punti di riferimento, nello svolgimento della mia missione. Esempi di fraternità e spiritualità. Amata ha soggiornato a casa nostra negli ultimi anni della sua vita, fino alla sua morte avvenuta nel 1963. Le sono molto legato. La cappella dei Santi Martiri inaugurata nel dicembre del ‘69, viene definita anche cappella di Amata. Ho accolto con grande favore l’avvio del processo di beatificazione che la riguarda».
I messaggi di amore della comunità La Famiglia proseguono dal convento della Castellina attraverso decenni di storia, in un contesto contemporaneo incerto, eleggendo come baluardi il dialogo e la collaborazione tra fratelli a difesa della pace dei popoli, nel nome e nel ricordo di padre Agostino e Amata Cerretelli.

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