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Fidarsi di Dio nel tempo della stanchezza spirituale – VIDEO e Testo di Padre Massimo Giustozzo

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Riflessione guidata da Padre Massimo Giustozzo

Viviamo in un tempo in cui siamo diventati esigenti, stanchi, appesantiti. Sempre più legati alla salute, al benessere, al comfort, sempre più bisognosi di cose che non ci nutrono davvero. È la tentazione della Terra Promessa senza Dio: abbiamo grappoli abbondanti, mille proposte, ma ci manca il pane essenziale — fede, speranza e carità vissute insieme.

Siamo tentati di chiedere a Dio miracoli e segni spettacolari, o peggio, di accontentarci di cibo ammuffito: formule religiose vuote, abitudini spirituali stanche, nostalgie di un passato che non nutre più. Eppure, il segno che davvero cambia il mondo non è lo straordinario, ma l’amore vissuto, la fraternità vera, la fiducia che si legge negli occhi di chi ha creduto anche nella fatica.

Il male spesso prende forme che ci spaventano: pensieri di scoraggiamento, ferite interiori, relazioni che ci fanno sentire soli. Eppure Dio non ci lascia soli. Manda il suo angelo, a volte sotto forma di un bastone sottile ma forte: è la preghiera, la vigilanza, la fiducia nel suo amore. Sono questi i veri strumenti per resistere al male e camminare verso la vita eterna.

Oggi ci viene chiesto di non vivere da spettatori, ma da uomini e donne che ascoltano. Non solo con le orecchie del corpo, ma con quelle del cuore. Perché la Parola di Dio non è un ricordo, ma un pane vivo che cresce con noi, si adatta al nostro cammino, illumina le zone d’ombra della nostra esistenza.

Abbiamo bisogno di riscoprire la forza della fiducia. Non quella ingenua, ma quella che nasce dall’esperienza. Quella che dice: “non ho nulla, ma mi fido”. Quella che guarda le famiglie, le persone che hanno vissuto il dolore, e vede che continuano a camminare con dignità, in silenzio, stretti alla Parola.

Abbiamo bisogno di ascoltare cosa lo Spirito dice oggi alla Chiesa. Non possiamo limitarci a dire: “una volta si faceva così”. No, oggi lo Spirito continua a parlare. Ci chiama a non dominare sugli altri, a non fermarci, ma a camminare, anche se non vediamo subito l’orizzonte.

E allora qual è il pane vero? È Gesù stesso. È la fede nella sua presenza, la speranza nel suo amore, la preghiera come respiro dell’anima. Questo è il pane che non ammuffisce, che non diventa idolo, che non ci appesantisce.

Chi ha ascoltato con cuore aperto, oggi ha ricevuto un dono: una parola che consola, che guida, che nutre davvero. Che ci ricorda che non siamo soli. Che il deserto non è la fine, ma l’inizio di una terra promessa. Una terra dove finalmente non vivremo più di ciò che possediamo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

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