
Meraviglia per i nostri occhi
Una vigna curata con amore
Attraverso il profeta Isaia, Dio presenta il suo popolo come una vigna da Lui stesso curata con amore: ha preparato il terreno, l’ha piantata, l’ha protetta e si è preso cura di ogni suo particolare.
Eppure, al momento della vendemmia, quella vigna non produce i frutti attesi.
Nel Vangelo, Gesù riprende questa stessa immagine e la porta ancora più in profondità. La vigna è affidata a dei contadini, ai quali viene chiesto semplicemente di custodirla e di farla fruttificare.
Ma questi, invece di riconoscere il dono ricevuto, arrivano a considerare la vigna come una loro proprietà.
Una vigna affidata alle nostre mani
La nostra vita può essere paragonata a una vigna.
Dio ci affida qualcosa di prezioso: il tempo, le persone che incontriamo, la nostra famiglia, le nostre capacità, le occasioni che ogni giorno ci vengono offerte.
Nulla di tutto questo è veramente “nostro” nel senso di una proprietà assoluta.
Tutto ci è affidato.
La differenza è importante. Quando consideriamo ciò che abbiamo come un dono, nasce in noi la gratitudine. Quando invece pensiamo di esserne gli unici proprietari, rischiamo di dimenticare chi ci ha affidato tutto questo.
Quali frutti stiamo portando?
La domanda che questa domenica ci propone è molto concreta: quali frutti sta producendo la nostra vita?
Non si tratta necessariamente di compiere grandi imprese. I frutti della vigna del Signore possono essere piccoli e quotidiani:
- un gesto di attenzione;
- una parola di perdono;
- la pazienza con chi ci è vicino;
- l’aiuto offerto a chi è in difficoltà;
- la capacità di ascoltare;
- il coraggio di ricominciare.
Sono questi i frutti attraverso i quali la grazia di Dio può diventare visibile nella nostra vita.
Il problema non è che Dio chieda qualcosa di impossibile. Al contrario, Egli continua a prendersi cura della sua vigna anche quando questa non produce i frutti sperati.
La sua cura è più grande delle nostre infedeltà.
Il paradosso della Pasqua
La parabola raggiunge il suo punto più drammatico quando i contadini arrivano persino a uccidere il figlio del padrone.
Per il cristiano, però, questa immagine assume un significato ancora più profondo.
Il Figlio è Cristo. E proprio ciò che sembrerebbe essere la più grande sconfitta – la morte di Gesù sulla croce – diventa invece il luogo nel quale Dio manifesta pienamente il suo amore.
È il grande paradosso della Pasqua: dalla morte nasce la vita, dalla Croce nasce la salvezza, dal dono del Figlio nasce una grazia destinata a tutti i popoli.
Ciò che l’uomo sembra distruggere, Dio sa trasformarlo in una sorgente di vita.
Custodi, non proprietari
Forse possiamo portare con noi una parola semplice durante questa settimana: custodire.
Siamo chiamati a custodire la vigna che Dio ci ha affidato.
- Custodire la nostra famiglia.
- Custodire le relazioni.
- Custodire la fede.
- Custodire il bene ricevuto.
- Custodire anche le fragilità degli altri.
E soprattutto, ricordarci che i frutti più belli non nascono soltanto dai nostri sforzi. Nascono quando lasciamo che la grazia di Dio operi dentro di noi.
La vigna è nelle nostre mani, ma il suo frutto ultimo rimane un dono.
Qualcosa che, davvero, è meraviglia per i nostri occhi.
Testo ispirato alla riflessione pubblicata su La Domenica, 4 ottobre 2026, a cura di d. Luca Fallica, Abate di Montecassino.