Il Foglio Aprile 2013

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APRILE 2013

La prudenza – 2° parte

di P. Agostino Bartolini

 

C’è prudenza E prudenza. S. Tommaso D’Aquino, dottore della Chiesa, chiamato per antonomasia “Il Dottore Angelico” afferma: “La prudenza è la virtù più necessaria per la vita umana sulla terra. Infatti il ben vivere consiste nell’operare bene. Affinché uno operi bene non si deve considerare solo quello che compie, ma anche in che modo lo compie, e cioè si richiede che l’uomo non agisca per impulso o per passione, ma secondo una scelta o una decisione retta”.

Così intesa la prudenza è strettamente imparentata con la saggezza, con la sapienza, con la verità che è un’emanazione  o n riflesso della virtù divina.

Pertanto la prudenza, intesa nel suo più ampio e migliore significato, presuppone la conoscenza del fine, cioè della volontà di Dio, del progetto di Dio su di noi e la capacità di vagliare, criticamente, i mezzi, cioè le situazioni concrete in cui ci troviamo a vivere e agire.

E’ questo anche il senso biblico della prudenza, legata alla sapienza, vista come qualità sia dell’agire di Dio che del comportamento dell’uomo guidato da Dio.

Anche i grandi filosofi della Grecia hanno parlato della prudenza come qualità umana di grande rilievo, anche se con diversità di sfumature e di ampiezza. Prendiamo Platone; egli accorda alla prudenza il primo posto e ne fa una virtù dei capi, dei reggitori dei popoli, capaci di dominare se stessi e le proprie passioni e gli altri secondo i dettami della ragione.

Per il suddetto filosofo  antico la prudenza è una virtù eccellente, ma riservata a pochi. Più generale è, invece, la sua destinazione secondo le teorie del grande sapiente Aristotele; questo filosofo passò un lungo periodo, specialmente nel Medioevo, che ebbe una enorme considerazione, una frase di Aristotele veniva accettata senza discuterla affatto, era inconfutabile la frase: “ILLE DIXIT”; che significa, egli lo ha detto, la ha affermato Aristotele, la questione era già risolta, non se ne discuteva più.

Fu San Tommaso D’Aquino, per primo, ad impugnare l’indiscussa autorità del filosofo greco. Diceva S. Tommaso: “Mi è amico Platone, mi è amico Aristotele, ma più amica mi è la verità”.

Affermava cioè che tutto bisogna esaminare, su tutto si può discutere, che solo dopo un cammino di indagine, di studio e di impegno si giunge alla conoscenza della verità, della verità con l’iniziale maiuscola.

Allora ritornando ad Aristotele, ascoltiamo la sua opinione: “La prudenza è la virtù che porta al retto discernimento intorno al bene e al male; sia nella vita privata che nella vita pubblica”.

La prudenza viene in tal modo identificata con la coscienza o vigilanza critica nei confronti delle passioni, sia del potere politico, economico e di tutte le forze esterne che cercano di stordirci per catturarci e ridurci alla schiavitù di tutto quello che è irragionevole.

Per Gesù Cristo, luce del mondo, via al Padre ed unico Maestro della verità venuto in mezzo a noi e fra di noi restato e prudente, è saggio l’uomo che costruisce la casa sulla roccia; ascoltiamolo: “Chi ascolta queste mie parole (il Discorso della Montagna o delle Beatitudini) e le mette in pratica sarà simile ad un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. E’ venuta la pioggia, i fiumi sono straripati, i venti hanno soffiato con violenza contro quella casa, ma essa non è crollata, perché le sue fondamenta era sulla roccia. Al contrario, chi ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà simile ad un uomo sciocco che ha costruito la sua casa sulla sabbia. E’ venuta la pioggia, i fiumi sono straripati, i venti hanno soffiato con violenza contro quella casa, ed essa è crollata; la sua rovina è stata grande”: (Matteo, 7, 24-27).

Vi è una prudenza terrena, calcolatrice ed egoista che provoca disonore e rovina.

Vi è un’imprudenza, considerata tale dalla sapienza e dalla furbizia del mondo, che si trasforma in gesto di solidarietà con chi ha bisogno, si trasforma in gesto eroico davanti a Dio, danti agli uomini e davanti alla storia, da essa scaturisce gloria e salvezza.

La prudenza possiamo paragonarla all’olio, prima o poi viene a galla, e si giudica da sé se è stata buona o no, se vantaggiosa o dannosa.

La prudenza è bene guardarla non lì per lì a seconda dei vantaggi immediati, ma passeggeri e dubbi che reca, ma è bene guardarla con la vista lunga e considerarla e valutarla secondo il metro del poi, secondo l’esigenze della storia e dell’eternità.

Terminiamo questa conversazione con le parole dell’apostolo Paolo, parole che gettano tanta luce sul cammino dell’uomo e che infondono coraggio e speranza nel cuore al fine di perseverare nella verità, nella giustizia e nell’amore e raggiungere, così, il fine della nostra fede, cioè la salvezza delle anime:

Parla l’apostolo: “Anche per noi però, fra i cristiani spiritualmente adulti, parliamo di una sapienza. Non si tratta di una sapienza di questo mondo, né di quella dei potenti che lo governano e che presto saranno distrutti. Parliamo, invece, della misteriosa sapienza di Dio, del suo progetto di farci partecipare alla gloria. Dio lo aveva già stabilito prima della creazione del mondo, ma non lo avevamo conosciuto. Nessuna delle potenze che governa questo mondo ha conosciuto questa sapienza. Se l’avessero conosciuta non avrebbero crocifisso il Re della Gloria. Come si legge nella Sacra Scrittura: quel che nessuno ha mai udito, quel che nessuno ha mai immaginato Dio lo ha preparato per quelli che lo amano. Dio lo ha fatto conoscere a noi per mezzo dello Spirito Santo. Lo Spirito, infatti, conosce tutto, anche i pensieri segreti di Dio. Chi può conoscere i pensieri del Signore? E chi può dargli consiglio? Ebbene noi possediamo i pensieri di Cristo”. (Corinti 2, 6-16).

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