Il Foglio Novembre 2013

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NOVEMBRE 2013

LA SCALA DELL’AMORE

NEL RICORDO DI MARGHERITA DELLA SS. EUCARESTIA

di P. Agostino Bartolini

 

IL QUINTO GRADINO della scala che ci introduce nel gaudio del Signore consiste nel condividere pensieri, sentimenti, mezzi, modi, sorte e scopi. L’amore cresce e si perfeziona passando dal gradino del donare e mettere a disposizione di altri ciò che si ha al gradino di donare e mettere a disposizione degli altri ciò che si è!

Ritengo opportuno, a questo punto della nostra conversazione, citare un brano della lettera dell’apostolo Paolo ai Filippesi, brano che getta tanta luce e forza nella mente e nel cuore. Ascoltiamo: “Se è vero che Cristo vi chiama ad agire, se l’amore vi dona qualche conforto, se lo Spirito Santo vi unisce, se è vero che tra voi c’è affetto e comprensione rendete completa la mia gioia. Abbiate in voi gli stessi sentimenti ed il medesimo amore. Siate concordi ed unanimi! Non fate nulla per invidia o per vanto, anzi, con grande umiltà, stimate gli altri migliori di voi; badate agli interessi altrui e non soltanto ai vostri. I vostri rapporti reciproci siano fondati sul fatto che siete uniti a Gesù Cristo. Il quale, pur essendo Dio, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio stesso, ma rinunziò a tutto: diventò come servo, fu uomo tra gli uomini e visse conosciuto come uno di loro”. (Fil. 8, 1-7).

IL SESTO GRADINO della scala dell’amore verso Dio e verso il prossimo consiste nello scendere al fine di capire meglio attraverso un’esperienza personale, abbassarsi, cioè scendere e mettersi a livello  stesso delle persone alle quali s’intende prestare un servizio di carità, condividere, di fatto, la realtà in cui esse stesse si trovano.

Riguardo a quanto ora stiamo dicendo l’esempio ce lo ha dato Gesù il quale, in obbedienza al Padre e per amore all’uomo, incarnandosi nel seno di Maria Vergine, si è fatto in tutto simile agli uomini, eccetto che nel peccato, ed ha condiviso con essi la sorte terrena della natura umana. Ha provato trascuratezza, povertà, persecuzione, incomprensione, tentazioni di ogni genere, fame, sete, stanchezza, commozione, noia, paura, tristezza, gioia e pianto. Ce lo fa notare l’evangelista Luca dicendoci che Gesù iniziò e portò a perfezione la sua opera di insegnamento con l’esempio prima e poi con la parola. La vera predica alla gente, la predica che illumina e convince, non si fa con le parole, ma con le opere. L’uomo non ha bisogno di molte e sagge parole, ma ha bisogno di esempi sinceri e santi; le parole istruiscono, gli esempi convincono e trascinano. Gesù ci ha dimostrato il suo amore facendosi simile a noi.

SETTIMO GRADINO di questa meravigliosa scala che ci porta e ci unisce a Dio consiste nel mettersi al di sotto delle persone che si amano e farsi loro punto di appoggio, loro piedistallo e mezzo di sollevamento, addossarsi il peso degli altri, portarlo, sollevare gli altri dal loro fardello, pagare ed espiare di tasta propria le miserie altrui.

A questo riguardo il santo Vangelo ci da un esempio bellissimo nella parabola del “Buon Samaritano” (vedi Luca 10, 25-37). Da Giovanni il battista Gesù, venuto sul giordano per farsi battezzare, è presentato con le parole: !Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che si addossa i peccati del mondo”. Ritengo utili qui, per spiegarmi meglio, riportare una parte del profeta Isaia che, predicendo l’azione redentrice di Gesù, esclama: “Eppure Egli si è caricato delle nostre sofferenze e si è addossato i nostri dolori. Il castigo che ci viene da salvezza si è abbattuto su di Lui, per le sue piaghe noi siamo guariti. Noi tutti eravamo perduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada, il Signore fece ricadere su di Lui l’iniquità di tutti noi”. (Isaia 53, 4-6).

Certamente per capire la natura e la forza dell’amore bisogna risalire fino a Dio che ne è la sorgente, ma sappiamo che Dio vive in una luce inaccessibile; allora come possiamo fare? Quel che non è possibile all’uomo è possibile a Dio, Dio nella sua sapienza e provvidenza ci è venuto incontro nella persona di Gesù che è venuto in mezzo agli uomini e ha preso dimora in mezzo ad essi.

OTTAVO GRADINO della scala dell’amore consiste, come afferma Gesù stesso, nel dare la propria vita per il bene e la salvezza degli altri.

E’ Gesù stesso che parla, ascoltiamolo attentamente: “Non vi è amore più grande di colui che dona la sua vita per le persone che ama”. Ancora: “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il Figlio suo nel mondo, perché chi crede in Lui non perisca ma abbia la vita eterna”. Parla ancora il Maestro: “Non sono venuto per essere servito, ma per servire ed offrire la mia vita per tutti”.

Nell’istituzione dell’Eucarestia, mistero di fede e sacramento di amore, la sera della sua ultima cena, Gesù dice ai discepoli: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo sacrificato per voi. Prendete e bevete, questo è il mio sangue sparso per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me”.

E’ l’amore che dona vita, significato, bellezza, pregio alle azioni dell’uomo, siano esse piccole o grandi. L’apostolo Paolo nell’elogio – o canto dell’amore – afferma : “Se parlo le lingue degli uomini e degli angeli, se ho il dono della profezia e ci compiere miracoli, se do ai poveri tutti i miei averi ed offro anche il mio corpo  alle fiamme, ma non ho l’amore non mi serve a nulla. Cesserà tutto, ma l’amore non tramonta mai. Ecco dunque tre cose che contano: fede, speranza, amore. Più grande di tutte è l’amore”. (Ia Cor. 13, 1-13).

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