Il Foglio – Novembre 2015

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Novembre 2015

MI PRESENTO

di P. Nicola Sozzi

Mi presento, sono Fra Nicola! Sono nato a Firenze il 16 maggio del 1967! Sono terzo di quattro figli; mia madre vive in un paesino che si chiama Cornacchiaia, mio padre invece è morto molti anni prima che io entrassi in convento. La mia famiglia è stata una esperienza forte, una sicurezza e una grazia di salvezza!

Ho ricevuto il battesimo ma nell’età della adolescenza scelsi di seguire altre vie! Ognuno di noi, però, prima o poi, incontra in modo personale il Signore Gesù Cristo e la luce torna a fiorire. Incontrare Gesù in modo personale è una grazia meravigliosa! Nessuno può pretendere una  rivelazione se Dio non gliela concede, ma tutti possono mettersi nella condizione buona per avere un incontro personale con Gesù Cristo. I discepoli nel giorno di Pasqua stavano insieme nel cenacolo per paura dei giudei. Io credo che si ricordassero di quanto Gesù gli aveva detto: dove  due o tre sono riuniti io sono in mezzo a loro. Stare insieme è la migliore disposizione per ricevere la grazia di incontrare Gesù Cristo in modo personale! Nel giorno del Signore dice il vangelo Gesù venne a porte chiuse e si mostrò ai suoi fratelli! In quel giorno loro fecero la loro esperienza personale di Gesù Cristo come noi possiamo farla oggi! Cadeva l’11 Settembre del 1994 dopo anni di incontri vissuti in montagna dalle mie parti, verso le 17 del pomeriggio mio cugino Carlo ed io facemmo, proprio nel giorno del Signore, il nostro incontro personale con Gesù Cristo. In quel giorno ho incontrato, vivo, Gesù Cristo, ho visto i suoi occhi e ho sentito nel mio corpo la potenza della sua Parola! A me il Signore Gesù si è manifestato vivo in questo modo! Dopo il Gran Premio di formula 1 di Monza del 1994, Antonella, Carlo ed io partimmo da Cornacchiaia per Castellina! Avevo in quel viaggio tanta voglia di tornare indietro, alla fine però arrivammo al convento.

C’era molta gente! Avevo nel cuore il presentimento che la vita di Carlo e la mia non sarebbero state più le stesse! Avevo la netta sensazione che il “Padre” di cui ci avevano parlato ci stesse aspettando e che sarebbe successo qualcosa, era un presentimento che confidai a Carlo il giorno prima e al momento stesso in cui io vidi quest’uomo. Il mio incontro personale con Cristo è avvenuto in questo giorno attraverso: una rivelazione, alcuni brani biblici, un messaggio, un segno di conferma.

Una rivelazione

Padre Agostino era un uomo anziano, serio e raccolto, seduto su una sedia, con accanto tanta altra gente, vestito di nero, con una croce d’oro appuntata sul petto, dalla parte del cuore. Ci sedemmo vicino a lui. Io ero di fronte a lui e Carlo seduto alla sua destra. Mi fissò qualche istante e mi disse: “come ti chiami?” – dentro quello sguardo mi sembrava di scorgere qualcosa, una

storia e una luce particolare. “Nicola” replicai! E rivolto a mio cugino disse: “E tu?”, “Io sono Carlo”! Poi tornò su di me, ma i suoi occhi erano diventati celesti e il suo volto mi sembrava cambiato!

C’era lì, tra tanta gente e preso un pò di coraggio a una signora chiesi di che colore avesse gli  occhi e lei con un sorriso mi rispose: “il padre ha gli occhi celesti!”. Con il tempo, lo sappiamo,

i ricordi e le immagini sbiadiscono facendo come il setaccio della farina che alla fine lascia in superficie la crusca, cosi di quel giorno mi è rimasto chiaro quel primo sguardo! Io so che quegli occhi neri erano di Gesù, oggi sono consapevole di avere visto gli occhi di Gesù, di averlo visto nel

volto di quell’uomo! Gesù vivo mi stava guardando e stavo facendo il mio incontro personale con Cristo. Meditando poi nel tempo tutte queste cose ho capito che davvero Gesù abita dentro ciascuno di noi, ma io potevo dire la stessa cose di me? Facevo trasparire Cristo dalla mia persona? Non era quella una provocazione per me!? Carlo infatti non aveva avuto il segno

degli occhi.

Un brano biblico

Subito dopo con tono minaccioso, ad alta voce, non curante delle persone vicine, questo Padre cominciò a gridare alcuni brani biblici! Citò per intero il brano tratto dal 1 libro di Samuele 1 Sam 3, la vocazione del fanciullo Samuele e il brano evangelico della sequela di Gesù e delle sue esigenze: “chi non lascia padre e madre per me non è degno di me, chi non lascia fratello o sorella o case o campi per me non è degno di me”.

Quell’uomo in quel momento sembrava spinto da Dio a pronunciare quelle parole della Scrittura! Quel Gesù che viveva dentro di lui, ci esortava a vedere in quelle parole, come in uno specchio,

la nostra vita; era quello il segno della sua volontà per noi, Gesù voleva dare alla nostra esistenza quella direzione precisa. Il suo discorso si concluse con un’altra frase biblica: “Anche un solo un bicchiere di acqua fresca portato agli altri per amore di Dio non avrebbe fatto perdere la nostra ricompensa”.

Il Signore ci chiamava a suo servizio, ci chiedeva di lasciare padre, madre, fratelli, sorelle e perfino la nostra vita e portare a tutti un bicchiere di acqua fresca!

Un messaggio

Alla fine di quel discorso fatto a voce alta, disse che dietro la nostra vita c’era un senso preciso e un piano di azione.

Al termine dei riferimenti biblici ci ha svelato un poco il piano di Dio per noi. Disse che la nostra vita era: un progetto della Madonna, un progetto di rinnovamento della chiesa e che il mondo era da salvare! Mentre pronunciava queste parole ebbi la sensazione di non trovarmi lì, vedevo qualcosa come un fiume che si spingeva lontano, era come se stessi da qualche parte, percepivo il mistero della mia vita avvolta nel mistero di Dio. Capì che la mia vita non era mia, che mi era stata affidata

per uno scopo preciso. Povero me! Quando mi deciderò a vivere davvero in umiltà? So che la mia vita è benedetta dalla Madre del Cielo, che io sono stato chiamato ad entrare in un movimento di rinnovamento della Chiesa, a dare il mio contributo per la salvezza del mondo cioè delle persone concrete! Poi ci chiese cosa volessimo fare, io risposi: “La volontà di Dio!”; di Carlo si occupò solo alla fine quando gli rivelò il suo stato interiore di oscurità! “Sei da poco entrato nella notte di San

Giovanni! Della Croce”. Indicando a lui di leggere uno dei libri più difficili e terribili della vita spirituale: “La notte dello spirito!”

Un segno non chiesto!

Nel tardo, tardo pomeriggio ripreso il cammino verso casa dentro la macchina era sceso il silenzio! Non era il silenzio di chi non aveva nulla da dire o il silenzio di chi resta contraddetto o sorpreso per aver vissuto un esperienza strana! Il silenzio era dovuto a un fatto semplice. Facevo fatica a parlare! C’era dentro di me e attorno a me come un peso, come un influsso di qualcosa ! Io descrivo questa esperienza come essere avvolti dentro una cappa!

Un pò tutti si accorgevano di questo fatto. Dicevano: “Che hai fatto? Sei strano! Che ti è successo? Ci sei? Dove hai la testa?”. Per circa una settimana ero dentro una cappa che mi assorbiva!

Ero come ubriaco, di notte avevo un dormiveglia vertiginoso, e in particolare la prima notte, lunedì notte, ho avuto una visita poco raccomandabile.

Una settimana dopo, La domenica successiva, il 19 settembre, Antonella Pampaloni venne a portarci un messaggio da parte di P. Agostino, ci disse: “Dì a Carlo e Nicola che il Signore il segno glielo ha dato, li ha scossati ben bene e digli che il momento è ora. Se partono adesso bene, se no se ne pentiranno”.

Una volta arrivato chiaro e forte questo messaggio la cappa dentro cui mi sentivo avvolto e stordito se ne andò. Quello fu un segno per noi, “li ha scossati bene” per farci capire che la vita, la felicità, le relazioni con gli altri, il sonno, l’esito di quanto facciamo, non dipende da noi ma da Dio, noi

infatti siamo in suo pugno, in lui viviamo esistiamo e moriamo, e non possiamo disporre di noi a nostro piacimento.

Adesso eccomi qui! Cominciamo questo viaggio insieme prendendoci per mano!

 

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